L’Università Alfonso X el Sabio (UAX) ha ospitato nel proprio campus UAX Chamberí la II Giornata della Salute Digitale, un evento che ha riunito esperti del settore sanitario, accademico, istituzionale e industriale per analizzare come debba evolversi la formazione dei professionisti sanitari di fronte alla rapida trasformazione digitale del sistema sanitario. La giornata ha permesso di individuare sfide comuni e linee d’azione chiave per trasformare la tecnologia in uno strumento al servizio dell’assistenza ai pazienti.
La sfida comune: formare professionisti per un sistema sanitario in trasformazione
Gli esperti hanno convenuto che il sistema sanitario deve affrontare sfide strutturali quali la sostenibilità, l’efficienza e la transizione verso modelli più preventivi e personalizzati. In questo contesto, la formazione continua e la definizione di nuovi ruoli professionali sono diventate priorità strategiche. La diffusione dell’uso dei dati, l’interoperabilità dei sistemi e l’adozione di strumenti basati sull’intelligenza artificiale richiedono una profonda evoluzione dei modelli formativi e della cultura organizzativa delle istituzioni sanitarie. Jaime del Barrio, presidente del Consiglio consultivo dell’Associazione per la Salute Digitale, ha sottolineato l’importanza di integrare la tecnologia nella pratica sanitaria, sottolineando che «la salute digitale è un insieme di soluzioni volte a migliorare l’assistenza ai pazienti e, in questa rivoluzione, deve essere accessibile a tutti, comprese le fasce più vulnerabili. L’interoperabilità è fondamentale per ridurre le disparità e garantire che tutti i pazienti possano beneficiare dei progressi dell’IA ».
Colmare il divario formativo: adattare i programmi di studio alla sanità digitale
Uno dei principali punti di consenso emersi dall’incontro è stata l’esistenza di un divario tra la formazione tradizionale degli operatori sanitari e le competenze digitali ormai richieste dalla pratica assistenziale. A questo proposito, Aida Suárez, Preside della Facoltà di Scienze Biomediche e della Salute dell’UAX e direttrice di One Health del Gruppo UAX, ha sottolineato che «già da quattro anni abbiamo individuato un chiaro divario tra la formazione ricevuta dai futuri professionisti sanitari e le competenze richieste. La sanità digitale si evolve a grande velocità e continua a richiedere una formazione specifica, sia per gli studenti che per i professionisti già in attività ».
A questo proposito, Suárez ha ricordato che l’UAX è stata pioniera nell’inserire contenuti di Salute Digitale nel corso di laurea in Medicina e li sta già integrando nel resto dei corsi di laurea dell’area sanitaria, quali Infermieristica, Farmacia, Biomedicina o Fisioterapia, tra gli altri. Da allora ha sviluppato una strategia in questo ambito che si è progressivamente arricchita grazie a una stretta collaborazione con le istituzioni sanitarie e ai contributi emersi durante la prima giornata dedicata alla sanità digitale, tenutasi lo scorso anno.
Nuovi profili, competenze digitali e team multidisciplinari
La formazione continua e la definizione di nuovi ruoli professionali sono diventate priorità strategiche. Secondo gli esperti, una delle principali sfide attuali è quella di adattare la formazione a un contesto in cui la gestione dei dati, l’interoperabilità e l’uso critico degli strumenti digitali sono ormai elementi chiave nella pratica assistenziale.
Lo ha sottolineato Nuria Ruiz, Direttrice Generale della Salute Digitale della Comunità di Madrid, evidenziando che «siamo passati dall’archiviazione dei dati alla generazione di conoscenza a partire da essi, il che implica una trasformazione non solo della tecnologia, ma anche dei processi assistenziali e della cultura organizzativa ». Marcos Hernández, direttore medico dell’Ospedale Universitario de La Princesa, ha invece sottolineato che «l’intelligenza artificiale impone di riorganizzare la conoscenza e di definire chi guida tale trasformazione», specialmente in un contesto in cui «gli sviluppi tecnologici avanzano più rapidamente della loro implementazione nelle organizzazioni».
Da una prospettiva organizzativa, Marisa García, direttrice generale dell’Ospedale Universitario del Tajo, ha sottolineato la necessità di professionisti che fungano da ponte tra l’assistenza, la tecnologia e la gestione. «Abbiamo bisogno di gestori del cambiamento in grado di integrare questi strumenti nella realtà clinica ».
Per ridefinire i profili professionali nella sanità digitale, gli esperti hanno concordato sulla necessità di promuovere modelli ibridi e strutture di formazione progressiva. Fernando Martín, vicedirettore esecutivo di Informatica medica, Strategia digitale e Innovazione dell’Ospedale universitario La Paz, ha spiegato che «la formazione del professionista deve essere intesa come una piramide, a partire dai laureati in scienze sanitarie e dagli specializzandi fino ai professionisti in attività, passando per figure di spicco e manager, fino ad arrivare agli specialisti in sanità digitale e informatica medica, che sono coloro che progettano e implementano le esigenze cliniche, adattando la tecnologia alla pratica assistenziale ». In tal senso, ha sottolineato l’importanza di «definire le competenze a ogni livello e sviluppare programmi di certificazione che ne garantiscano il rispetto ».
L’intelligenza artificiale come strumento clinico: innovazione con supervisione umana
L’IA apre la strada a progressi significativi in ambiti quali la medicina di precisione, ma è stata ribadita la necessità di una supervisione umana costante e di un’integrazione responsabile nei processi assistenziali.
Enrique Grande, direttore del programma One Oncology Madrid di Quirónsalud, ha sottolineato che l’IA consente di progredire verso una medicina di precisione «offrendo a ogni paziente ciò di cui ha bisogno», pur avvertendo dell’importanza della sua supervisione: «è fondamentale verificare gli algoritmi ed evitare possibili distorsioni nelle raccomandazioni cliniche ».
Dal punto di vista dell’industria, Pablo Crespo, segretario generale della FENIN, ha sottolineato che «il settore è in competizione per attrarre talenti esperti nella gestione dei dati, in grado di estrarre valore dalle informazioni generate dai dispositivi», e ha aggiunto che cresce anche la domanda di profili con competenze normative, poiché «gli algoritmi devono rispettare la normativa e garantire la sicurezza del paziente, perché le decisioni riguardano persone vulnerabili ».
In ambito formativo, Mariví Redondo, coordinatrice di Salute Digitale e responsabile degli studi del corso di laurea in Medicina presso l’UAX, ha sottolineato il ruolo delle università nella formazione di professionisti che «utilizzino la tecnologia come strumento, senza perdere di vista l’umanizzazione dell’assistenza al paziente».
Pensiero critico, gestione dei dati e sicurezza informatica
Anche il ruolo dei dati è stato al centro di parte del dibattito, poiché «stiamo vivendo un momento straordinario per quanto riguarda l’accesso e la capacità di analisi dei dati», sebbene «l’IA sia uno strumento che richiede competenza e attitudine per essere utilizzato correttamente», come ha sottolineato José Luis Díez, Senior Advisor Health di EY.
Jacinto Velasco, Responsabile degli Studi di Ingegneria Matematica e Fisica presso la Facoltà di Business & Tech dell’UAX, ha sottolineato che «il medico ha bisogno di due competenze chiave: conoscere il linguaggio e le tecnologie, e disporre di una solida base di dati per poterli interpretare», ricordando al contempo che «l’intelligenza artificiale è un copilota, ma deve sempre rimanere sotto il controllo umano ». Sulla stessa linea, Begoña Moreno, Direttrice della Tecnologia presso BESTINVER, ha sottolineato che «il professionista sanitario deve comprendere cosa c’è dietro l’IA, metterla in discussione e valutare il rischio degli algoritmi, oltre a conoscere il quadro normativo e garantire la sicurezza informatica ».
Durante il dibattito, la protezione dei dati ha assunto particolare rilevanza in un contesto in cui l’Europa dispone di un quadro normativo rigoroso, ma necessario per garantire la sicurezza. «La protezione dei dati medici è fondamentale e non deve essere intesa come un freno all’innovazione, ma come una garanzia», ha sottolineato Moreno, che ha anche accennato al progresso verso modelli come il cloud sovrano.
In questo nuovo paradigma, la formazione e il cambiamento di mentalità si configurano come fattori determinanti. «La sfida non consiste solo nell’insegnare, ma nell’aiutare i professionisti ad adattarsi all’ambiente digitale», ha sottolineato Díez. Moreno, dal canto suo, ha ribadito l’importanza di organizzare questo tipo di incontri, affermando che «è fondamentale riflettere su come formiamo oggi coloro che domani trasformeranno il settore sanitario ».
Con questa seconda edizione, l’UAX ribadisce il proprio impegno a favore di una formazione sanitaria adeguata alle sfide attuali del sistema sanitario, integrando la sanità digitale in modo trasversale nei propri programmi accademici e promuovendo il dialogo tra università, professionisti, industria e amministrazione. L’università, che utilizza la tecnologia anche per potenziare l’apprendimento e ha recentemente integrato la realtà virtuale nella preparazione dei propri studenti all’ECOE (Esame Clinico Oggettivo Strutturato), consolida così il proprio ruolo di attore attivo nell’aggiornamento formativo e nella riflessione strategica sul futuro della sanità.